Il Mays Ottofile di Arcevia non è semplicemente una varietà di mais antico: è il risultato di un equilibrio raro tra agricoltura, memoria storica, ricerca scientifica e vita comunitaria. Un prodotto che racconta un territorio e che, grazie a un percorso condiviso nel tempo, è riuscito a passare dall’oblio alla valorizzazione contemporanea, diventando oggi uno degli emblemi gastronomici più riconoscibili dell’area arceviese.
Un mais antico legato al nome di Arcevia
Conosciuto anche come Mays Ottofile di Roccacontrada – l’antico nome di Arcevia – questo mais deve il suo nome alle otto file regolari di chicchi che caratterizzano ogni pannocchia. Una peculiarità che, nel caso dell’Ottofile arceviese, si accompagna a chicchi dal colore rosso, segno distintivo di una varietà selezionata e tramandata localmente.
Per secoli coltivato sulle colline dell’entroterra marchigiano, è stato alla base della polenta, alimento quotidiano della cucina contadina. A differenza delle varietà moderne, l’Ottofile ha una resa più contenuta, ma restituisce una farina di alta qualità, profumata, di colore intenso e dalla grana rustica, ideale per una polenta compatta, saporita e profondamente identitaria.
Dal rischio di scomparsa al recupero in purezza
Nel corso del Novecento, l’introduzione di mais ibridi più produttivi ha portato a un progressivo abbandono del Mays Ottofile di Arcevia. Come molte varietà locali, anche questa ha rischiato di scomparire, sopravvivendo solo nella memoria di pochi.
Il recupero avviene grazie al lavoro di Marino Montalbini, agricoltore arceviese che ha individuato, recuperato e selezionato i semi in purezza, ridando vita a una coltura locale dimenticata. Un lavoro svolto in collaborazione con il Dipartimento di Scienze degli Alimenti e la Facoltà di Agraria dell’Università Politecnica delle Marche, che ha fornito il necessario supporto scientifico per la caratterizzazione e la valorizzazione del seme.
Questo passaggio segna una svolta fondamentale: il Mays Ottofile non è più solo memoria agricola, ma diventa oggetto di tutela consapevole.
Biodiversità, tutela e riconoscimenti
Il valore del Mays Ottofile di Arcevia viene riconosciuto anche a livello istituzionale: il seme entra tra le prime colture inserite nel Repertorio Regionale di Salvaguardia della Biodiversità delle Marche e nel 2007 la Regione Marche nomina Marino Montalbini agricoltore custode, sancendo ufficialmente il suo ruolo nella conservazione della varietà.
Nel tempo, il Mays Ottofile viene inoltre inserito nell’Arca del Gusto di Slow Food, diventando simbolo di una biodiversità agricola che non solo va protetta, ma raccontata e vissuta.
Oggi viene coltivato con metodi tradizionali, principalmente nella zona di Magnadorsa di Arcevia, e trasformato in una farina macinata a pietra, apprezzata per qualità, sapore e legame con il territorio.
Le Domeniche andando a polenta: quando la tradizione diventa racconto collettivo
È attorno alla polenta di Mays Ottofile che nasce “Una domenica andando a polenta”, una manifestazione che nel tempo si è trasformata in un vero e proprio rito stagionale per Arcevia.
Ogni edizione coinvolge i ristoranti del territorio, che per l’occasione costruiscono menù dedicati, abbinando la polenta a sughi storici, ricette locali e vini marchigiani.
La manifestazione non si esaurisce a tavola. Accanto all’esperienza gastronomica, il programma include visite guidate al centro storico di Arcevia e ai suoi musei, offrendo ai visitatori un’immersione completa nella storia, nell’arte e nel paesaggio del territorio.
Alla base dell’evento c’è la visione di Alfiero Verdini, Presidente dell’Accademia Misena, ideatore e anima del progetto, che ha saputo trasformare la riscoperta di un prodotto agricolo in un percorso culturale condiviso. Attraverso il lavoro dell’Accademia Misena, la polenta diventa strumento di narrazione, conoscenza e partecipazione.
Durante le Domeniche andando a polenta, il lavoro agricolo di Marino Montalbini dialoga con l’impegno culturale dell’Accademia Misena, con il ruolo istituzionale del Comune di Arcevia e con gli operatori della ristorazione, dando forma a un progetto corale che unisce produzione, cultura e promozione territoriale.
Senza proclami, ma attraverso la continuità dell’esperienza, il Mays Ottofile diventa riconoscibile, desiderato e compreso, trasformandosi da prodotto agricolo a patrimonio vivo.
Un modello di valorizzazione territoriale
La storia del Mays Ottofile di Arcevia dimostra come la tutela delle varietà locali possa diventare un’opportunità concreta di sviluppo. La polenta non è solo un piatto, ma un mezzo attraverso cui raccontare la storia di un territorio, rafforzarne l’identità e costruire un’offerta gastronomica autentica.
Oggi il Mays Ottofile rappresenta un esempio riuscito di come agricoltura custode, ricerca scientifica, cultura e istituzioni locali possano muoversi nella stessa direzione, dando valore al passato e rendendolo attuale.
Una polenta che non guarda indietro con nostalgia, ma avanti, con radici ben piantate nella terra di Arcevia.













